{"id":10187,"date":"2022-08-26T09:39:00","date_gmt":"2022-08-26T07:39:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.mypellets.at\/?p=10187"},"modified":"2024-02-21T09:44:13","modified_gmt":"2024-02-21T08:44:13","slug":"prezzo-del-pellet-2022","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.mypellets.at\/it\/prezzo-del-pellet-2022\/","title":{"rendered":"Prezzo del pellet 2022"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><strong>by Matteo Favero\/AIEL<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La guerra in Ucraina, l\u2019embargo su Russia e Bielorussia, la dipendenza dell\u2019Italia agli approvvigionamenti esteri, cos\u00ec si spiega il rialzo del prezzo del pellet 2022.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019unica soluzione strutturale \u00e8 in politiche nazionali finalizzate a incrementare la produzione interna<br>L\u2019estate \u00e8 il periodo dell\u2019anno in cui, usualmente, i consumatori di pellet pi\u00f9 avveduti fanno o scorta di materiale, sfruttando una stagione \u2013 definita \u201cprestagionale\u201d \u2013 in cui i prezzi del pellet subivano tradizionalmente una flessione fisiologica rispetto al costo invernale.<br>Tuttavia, quest\u2019anno il prezzo del pellet non ha seguito l\u2019andamento usuale e fin dalla primavera si sono susseguiti forti aumenti dei prezzi che ormai hanno portato il costo al dettaglio su valori mediamente doppi rispetto a quelli registrati l\u2019anno scorso nello stesso periodo.<br>Al rialzo dei prezzi si \u00e8 poi aggiunta la difficolt\u00e0 crescente dei rivenditori e di conseguenza dei consumatori nel reperire il pellet sul mercato.<br>I motivi della \u201ctempesta perfetta\u201d<br>Questa situazione spinge molti consumatori a chiedersi se il mercato del pellet stia vivendo gli effetti di una speculazione giustificata solo in apparenza dalle tensioni internazionali. In realt\u00e0, il mercato del pellet sta affrontando una \u201ctempesta perfetta\u201d, alimentata da un fitto insieme di fattori concomitanti.<br>Guerra in Ucraina<br>Innanzitutto, \u00e8 necessario ricordare che l\u2019approvvigionamento italiano di pellet dipende dalle importazioni dall\u2019estero che prevalgono nettamente rispetto alla produzione nazionale. Questa condizione fa s\u00ec che le incertezze e le tensioni dei mercati internazionali investano anche il nostro mercato.<br>Uno dei driver principali delle difficolt\u00e0 attuali \u00e8 sicuramente la guerra in Ucraina, per ragioni sia dirette sia indirette.<br>In seguito all\u2019aggressione militare russa, l\u2019Unione Europea ha varato una serie di sanzioni economiche che, tra gli altri prodotti, hanno previsto il bando alle importazioni di legname proveniente da Russia e Bielorussia. Il venire meno dei flussi russi e bielorussi, e l\u2019ovvia riduzione dei flussi ucraini, ha determinato una contrazione diretta del mercato italiano del pellet non inferiore al 10% delle quantit\u00e0 commercializzate annualmente nel nostro Paese.<br>Indirettamente, le sanzioni economiche hanno comportato anche la riduzione di materia prima idonea alla produzione di pellet in Europa. Infatti, i divieti all\u2019importazione investono l\u2019intero settore del legname \u2013 non solo il pellet \u2013 la cui lavorazione negli stabilimenti europei rendeva disponibili ingenti quantit\u00e0 di scarti e residui (segatura) da cui era possibile produrre pellet.<br>Embargo contro Russia e Bielorussia<br>Inoltre, le nazioni che si approvvigionavano maggiormente da Russia e Bielorussia (quali ad esempio il Regno Unito, i Paesi baltici e quelli dell\u2019Europa centro-settentrionale) hanno ridotto le proprie esportazioni per soddisfare i propri fabbisogni interni e i flussi d\u2019export residui hanno sub\u00ecto repentini rialzi nei prezzi. Si stima infatti che, a livello europeo, l\u2019interruzione dell\u2019approvvigionamento da Russia, Bielorussia e Ucraina abbia creato una carenza complessiva di circa 3 milioni di tonnellate di pellet. Alcuni Paesi (Bosnia Erzegovina, Ungheria, Serbia) hanno addirittura introdotto alcune misure protezionistiche volte a tutelare i propri mercati interni, accentuando quindi le difficolt\u00e0 dei commerci internazionali.<br>Competizione col segmento industriale<br>All\u2019aumento della competizione interna al segmento domestico del mercato del pellet, si \u00e8 poi aggiunto quello ben pi\u00f9 grave interno al settore industriale, rappresentato dalle grandi centrali nord-europee alimentate a biomasse per la produzione elettrica e cogenerazione. Infatti, lo shock nei prezzi dell\u2019energia causato dalle tensioni internazionali ha spinto tali impianti ad aumentare la produzione energetica da fonti alternative a quelle tradizionali poich\u00e9 divenute ben pi\u00f9 convenienti, facendo quindi ricorso e intensificando l\u2019approvvigionamento di pellet.<br>Oggi, quindi, il segmento premium (domestico) non ha alcuna capacit\u00e0 di calmierare i prezzi a causa di una feroce concorrenza con il settore industriale di Paesi come Regno Unito, Belgio, Danimarca e Paesi Bassi: le grandi centrali continueranno ad aggiudicarsi il pellet, sottraendolo al mercato domestico, fino a quando potranno acquistarlo a prezzi elevati, comunque convenienti rispetto ad altre opzioni energetiche.<br>Crescita del segmento domestico<br>Alle cause esterne si aggiungono anche quelle interne al settore: in primis, l\u2019aumento della domanda di pellet in Europa, dovuto all\u2019andamento fortemente positivo delle vendite e delle nuove installazioni di generatori di calore a pellet (stufe e caldaie) in alcuni Paesi, in particolare Francia e Austria, sia in risposta all\u2019impennata dei costi energetici, sia stimolata dalle politiche attive adottate in diversi Paesi europei per il superamento della dipendenza dalle fonti energetiche fossili.<br>In altre parole, la domanda di pellet in Europa si \u00e8 sviluppata velocemente e l\u2019offerta deve ancora reagire e adattarsi pienamente ai nuovi livelli richiesti dal mercato. Paradossalmente, anzi, nel breve periodo potrebbe verificarsi persino una diminuzione della capacit\u00e0 produttiva europea: la congiuntura negativa nel mercato dei prodotti legnosi segati e semi-lavorati, unitamente ai gi\u00e0 ricordati effetti delle sanzioni economiche contro Russia e Bielorussia, probabilmente porter\u00e0 a una minore disponibilit\u00e0 di materia prima (segatura) necessaria a produrre pellet.<br>La riduzione della quantit\u00e0 di materia prima potr\u00e0 peraltro accompagnarsi all\u2019aumentare del suo prezzo di acquisto, con effetti negativi sui costi di produzione del pellet che potranno quindi aumentare. In proposito, una recente indagine dell\u2019associazione proPellets Austria ha evidenziato che i costi di produzione del pellet sono gi\u00e0 aumentati di oltre il 40% rispetto all\u2019anno precedente a causa degli aumenti nel costo dell\u2019energia, della materia prima legnosa, degli elementi meccanici della produzione, degli imballaggi e dell\u2019inflazione.<br>Difficolt\u00e0 sul fronte della logistica<br>Profonde difficolt\u00e0 sconta anche la logistica di distribuzione delle merci, ancora afflitta dalle regolamentazioni e dalle conseguenze della pandemia (inclusa la scarsit\u00e0 endemica di autotrasportatori, acuita dalla guerra ucraina) e da alcune distorsioni del commercio mondiale. Eclatante, in tal senso, \u00e8 l\u2019esempio dato dalla tratta sudamericana, per la quale il costo di movimentazione dei container via nave \u00e8 aumentato in breve del 700%, passando da 1.000 a 7.000 $\/container.<br>Il comportamento del consumatore<br>A tutto questo si aggiunge infine un certo nervosismo del mercato e dei consumatori che, avvertendo il rischio dell\u2019interruzione degli approvvigionamenti durante la stagione invernale, talvolta reagiscono irrazionalmente acquistando pi\u00f9 materiale di quanto non sia effettivamente sufficiente a scaldare la propria abitazione.<br>Anche i comportamenti individuali, quindi, concorrono ad alimentare la diminuzione della disponibilit\u00e0 di pellet sul mercato, di per s\u00e9 gi\u00e0 ridotta.<br>Cosa fare per prepararsi all\u2019inverno?<br>Quella che sta attraversando il mercato del pellet \u00e8 quindi una \u201ctempesta perfetta\u201d, alla cui base ci sono condizioni oggettive e non meramente speculative. \u00c8 peraltro difficile che la situazione attuale possa riassorbirsi nel corso della prossima stagione termica, durante cui i flussi d\u2019importazione da Paesi come Germania, Austria e Paesi baltici diminuiranno fisiologicamente. \u00c8 perci\u00f2 utile che i consumatori continuino a pianificare oculatamente e preventivamente i propri acquisti insieme ai rivenditori di fiducia, in modo da non concentrare gli acquisti in un periodo dell\u2019anno, l\u2019inverno, in cui le tensioni del mercato potrebbero rendere difficile il reperimento del materiale.<br>Raccomandazioni analoghe sono state rilasciate da un certo numero di organizzazioni europee e associazioni del pellet, tra cui Francia, Austriae Svizzera, solo per citarne alcune tra quelle dei Paesi confinanti con l\u2019Italia. Nei propri comunicati, le associazioni europee esprimono la comune convinzione che il mercato europeo del pellet sapr\u00e0 reagire alle attuali sollecitazioni con un aumento dei livelli produttivi, anche se i processi di adeguamento dei livelli d\u2019offerta avranno bisogno del giusto tempo per essere realizzati compiutamente. Ad esempio, \u00e8 previsto che nel 2023 verranno inaugurati 11 nuovi impianti produttivi in Austria, in Francia la capacit\u00e0 produttiva nazionale potrebbe addirittura raddoppiare entro il 2028.<br>Anche in Italia si registra un nuovo e recente interesse per l\u2019insediamento di nuovi impianti locali di produzione di pellet. L\u2019avvio di politiche nazionali volte ad aumentare la produzione sar\u00e0 quindi fondamentale per ridurre le dipendenza dalle importazioni estere.<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>\n\n\n\n<p><br>\u200c<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>by Matteo Favero\/AIEL La guerra in Ucraina, l\u2019embargo su Russia e Bielorussia, la dipendenza dell\u2019Italia agli approvvigionamenti esteri, cos\u00ec si spiega il rialzo del prezzo del pellet 2022. 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